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11 Mar 2013

Seui, alla scoperta dei riti della Settimana Santa: “Su Scravamentu”

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La “Settimana Santa” anche per la Comunità Seuese viene da sempre vissuta con una profonda fede ed un partecipe stato d’animo ai vari riti che da secoli caratterizzano questo periodo importantissimo per il cattolicesimo.
Nel nostro paese il rito più sentito è sicuramente “su Scravamentu”, la deposizione del Cristo dalla croce che ogni venerdì santo si celebra in numerose chiese della nostra isola. Questa tradizionale manifestazione di fede sembra sia stata introdotta in Sardegna dalla chiesa greca, durante il periodo di influenza bizantina (533 – 900 d.C.).
Dopo una lunga parentesi, durata diversi lustri, a Seui si rinnova questa sacra rappresentazione, secondo gli stessi rituali che oltre novant’anni or sono ne avevano caratterizzato la prima edizione. Infatti il primo “Scravamentu” data 1919, quando venne introdotto dall’allora parroco don Giuseppe Mancosu. Per diversi decenni la sua celebrazione subì una interruzione. Ma nel 1981, grazie all’interessamento dell’allora parroco, don Dino Bisi, ed alcuni seuesi la tradizionale manifestazione di fede è ripresa. Rinvangando nella memoria, oltre alla ricostruzione dei costumi, copie fedeli degli originali andati purtroppo perduti, sono state riscoperte anche le stesse preghiere.

La rappresentazione si svolge nella chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Maddalena. Sull’altare maggiore viene allestito un palco, dominato da una grande croce in legno col Cristo inchiodato. Il rito inizia con la celebrazione della Via Crucis, un’ora dopo il tramonto del sole. Quando si giunge alla dodicesima stazione, quella della morte di Gesù, salgono sul palco i discepoli Nicodemo, Giuseppe D’Arimatea, Simone il Cireneo e l’Apostolo Giovanni, con le loro vesti variopinte e preceduti da una coppia di angeli. Il momento che viene vissuto con più intensa commozione e partecipazione dalla folla dei fedeli è sicuramente quando Giuseppe D’Arimatea e Nicodemo estraggono i chiodi dai polsi e dalle caviglie e levano la corona di spine dal capo del Cristo. Deposto dalla croce, la statua del Salvatore viene avvolta in un sudario candido e presentata alla madre.
Al termine della cerimonia il simulacro viene deposto su una lettiga e accompagnato dall’Addolorata viene portato in processione per le vie del centro storico. (Giuseppe Deplano, copyright © 2013 – riproduzione riservata)

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